mercoledì, 25 novembre 2009
Lo ammetto. All'inizio sono stata abbastanza drastica nel mio giudizio.
C'e' questo stabilimento. Un piccolo mondo a se'. Ci sono dentro molte persone, per lo piu' davvero anziane.
Sono gentili, di quella gentilezza un po' invadente che si usa da quelle parti.
Mi hanno dato problemi, non hanno voglia di imparare cose completamente nuove, lontane da loro anni luce. Fra un anno signorina me ne vado in pensione, cosa vuole che mi interessi avere un apparecchio nuovo? Mi lasci quello vecchio che ci sono abituato.
In pausa pranzo tanti di questi signori con i capelli bianchi si riuniscono nel mio ufficio a fare la pennichella.
Nessuno tra loro parla inglese, mi chiamano continuamente, anche al telefono quando non sono li', perche' li aiuti con tutti i tedeschi con i quali hanno a che fare.
Ma come possono pensare di sopravvivere in questo mondo,
pensavo. Sono troppo indietro. Forse la chiusura se la sono un po' cercata, pensavo.

Le brutte notizie di questi giorni si potevano leggere sui loro visi.
Poi l'altra sera, tardi, un affettuoso signore, che considero un po' come un terzo nonno, mi ha metaforicamente presa per mano.
E mi ha guidata. Parlava a bassa voce. Mi ha raccontato di quando per la prima volta, in pantaloni corti, l'hanno portato in gita scolastica a visitare lo stabilimento. Di quanto abbia pensato che postaccio. Di come poi subito, finita la scuola, sia finito a lavorare li'. Di com'era piccolo, prima, lo stabilimento.
Delle lotte che sono state fatte, delle minacce, degli sputi per strada a lui e a sua moglie quando anni fa si e' schierato dalla parte dell'azienda.
Lui, che forse non riesce a stare al passo con i tempi, ma conosce quelle macchine centimetro per centimetro.

Mi ha portata a visitare due zone che non avevo mai visto.
Sono rimasta a bocca aperta.
Mi ha consegnata nelle mani di un buffo signore con una grande pancia e dei denti orrendi.
E lui mi ha descritto tutto il processo di saldatura con tale precisione e amore. Ed io che non ne sapevo niente sono rimasta affascinata.
Mi ha parlato dei progressi fatti.
Guardava le macchine con lo stesso sguardo che si riserverebbe ad un figlio, io credo.
E poi quel piccolo ometto, vecchio vecchio, che mi ha prestato i guanti perche' dovevo sentire quelle minuscole bollature invisibili.
Com'era contento quando ha visto che avevo capito.


Ho pensato che sara' un vero peccato. Di piu'. Sara' un vero spreco.
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lunedì, 26 ottobre 2009
Sembri cosi' fragile vista cosi'. Come quando prendi un gatto per la pancia. Pensi che potresti stritolarlo solo stringendo un po'. Ma poi lo sollevi leggero leggero per aria.
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mercoledì, 21 ottobre 2009
Se non sai dove mettere le mani dalle a me. Ci penso io a stringerle.

Mi manchi se per un giorno non possiamo vederci.
Mi manchi durante il giorno.
Mi manchi anche se sei nell'altra stanza.

Spesso qualche lacrima scende, quando ci guardiamo.
E' tanto quello che mi stai dando, molto molto piu' grande il terrore di perderlo. Il terrore di perderti.

Penso che alcune occasioni capitino solo una volta nella vita.

E l'altra sera ci siamo trovati a guardare una coppia quasi sconosciuta.
E ci e' venuto da sorridere, vederli comportarsi dopo quasi un anno insieme come si comportiamo noi, incredibile riconoscere le stesse parole, gli stessi sguardi, la stessa gioia e felicita' trasmesse da ogni loro gesto. La stessa forza, che sostiene e struttura, che e' allo stesso tempo la grande debolezza e fragilita' di essere alla fine tanto esposti.
Molto molto raramente capita di vedere una coppia cosi' presa. Che spettacolo.

Siete proprio una bella coppia. Sei segnaletica quando sei vicino a lui.

Ci stiamo, pian piano, entrando dentro.
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lunedì, 12 ottobre 2009
Pensavo a quando apro la porta di casa, e tu fai la corsettina per venirmi incontro ed io poi ti acchiappo.
Non c'e' niente di piu' bello da vedere.
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martedì, 06 ottobre 2009
Sai la cosa strana? Che mi piace tutto di te, come ti muovi, come parli. Non c'e' niente di te che mi dia fastidio.
Puo' capitare che dia fastidio come una persona si gratta l'occhio, o come si mette gli occhiali sul naso.
Di te devo ancora trovare qualcosa che mi dia fastidio.

Sai qual'e' la cosa veramente strana, per me?
Mi vengono in mente tante cose, da dirti. Sprazzi di frasi per cristallizzare la perfezione che stiamo vivendo.
Che mai, mai, avevo anche solo immaginato possibili in passato.
Ma poi, per pudore, paura forse di esporsi troppo non le dico.
E tu, lasciandomi senza parole, le dici anche per me.
Le stesse, identiche cose che io penso.

Sono diventata monotematica. Lo so.
Ma ho bisogno di lasciare traccia di quello che sto vivendo.

Ho il terrore del tempo che passa.
Vorrei che arrivasse il prossimo fine settimana, per quella cosa che dobbiamo fare, poi novembre, abbiamo il viaggio che ti aspetta per il tuo compleanno.
Vorrei che fosse gia' stasera perche' torni a casa da me. Vorrei che fosse gia' venerdi' per avere altri tre giorni con te.
Vorrei vivere gia' domani, e poi ancora dopo, perche' ogni giorno che passa mi regala qualcosa di splendido, e allora ho solo il desiderio di assaporarne un altro con te.
Ma poi mi accorgo che ogni giorno, ogni minuto che trascorre ci avvicina inesorabilmente a marzo.
Cerco di non pensarci. So che pensarci ora non ha senso. So che cosi' ci roviniamo solo il tempo che adesso possiamo vivere insieme.
Non riesco a non pensarci. E piu' con te sono felice, piu' mi sento morire. Piu' ti guardo, piu' sento un dolore nella pancia, nel petto, nella testa.
Sei mesi. E se dovesse succederti qualcosa io non so cosa farei.
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giovedì, 01 ottobre 2009
Posso dirti una cosa? No, meglio che non te la dico. Potrei passare per romantico.
Ok, se insisti te la dico.
Oggi riflettevo. Pensavo al fatto che ora quello che faccio ha un senso.
Prima mi trascinavo, se cosi' si puo' dire. Facevo le cose a caso. Adesso tutto quello che faccio ha uno scopo.
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mercoledì, 16 settembre 2009
Mi piace il nostro fare l'amore, nelle circostanze, e nelle situazioni piu' improbabili.
Mi piace il nostro leggere, fianco a fianco, senza disturbarci.
Mi piace il nostro preparare insieme, in cucina, senza quasi litigare. Assolutamente eccezionale.
Mi piace il nostro passeggiare, alle 4 del mattino, senza meta.
Mi piace che ci affezioniamo agli stessi locali, perche' l'espressione accogliente della cameriera ha colpito entrambi.
Mi piace la nostra fame continua di cose nuove, ed il piacere che proviamo nelle nostre piccole abitudini.
Mi piace quando, seduti a tavola, mi guardi, e mi chiedi in quel modo cosa ci faccio cosi' lontana e dove penso di scappare.
Mi piace quando insieme mettiamo in ordine casa nostra.
Mi piace quando ti guardo arrivare, dal balcone, te, le tue dieci borse, e l'altro giorno quelle tre rose.
Mi piacciono le tue mani, la tua pelle, le tue braccia, le tue spalle, la tua schiena. Mi piaci tu.
Mi piace addormentarmi appoggiata a te, e svegliarmi di notte solo per cercarti e appoggiarmi di nuovo.
Vorrei non dimenticare.
Quando siamo entrati e tutti i vestiti sono rimasti sulla soglia.
Quando ti ho comprato lo spazzolino.
Quando abbiamo avuto quel brutto incidente con la macchina.
Quando abbiamo fatto l'amore sul tappeto della mia stanza da adolescente.
Quando ti sei addormentato, e ti ho coperto con il plaid con il gatto.
Quando hai fatto un salto, ed hai aggiustato il mio stendipanni appeso al balcone del piano di sopra.
Quando siamo rimasti sotto quell'albero, mentre pioveva, che freddo che faceva.
Quando per la prima volta mi hai dato la rana fatta di carta.
Quando per la prima volta sei venuto sotto casa mia, e nessuno dei due sapeva bene il perche'.
Tu conosci i miei sbalzi. Conosci i miei momenti di euforia, e di soddisfazione. Conosci le mie cadute. Ripide. Irrazionali.
Conosci il buio che mi porto dentro. Che e' sempre in agguato.
Conosci tante cose di me. Non tutto. Ma tutto quello che permetto.
Sai che l'amore che provo per te non puo' essere intaccato da stupidi momenti di depressione. E per questo ti rispetto ancora di piu'.
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venerdì, 11 settembre 2009
Ho preso l'aereo dieci volte negli ultimi quaranta giorni.
Ho guidato per migliaia di chilometri.
Non ho fatto mai la spesa, ed a fatica ho steso un paio di lavatrici.
Ho saltato colazioni, pranzi, cene.
Ho dormito spesso due tre ore a notte, e soltanto per quattro cinque volte dentro il mio letto, a casa mia.
Ho conosciuto persone, ci ho condiviso pasti e pensieri e le ho dimenticate nel giro di qualche ora.
Mi sono addormentata, piu' di una volta, parlando al telefono.
Ho guidato di notte, in autostrada, con addosso il terrore puro di avvicinarmi ad un'altra macchina per superarla, avendo la percezione del mondo circostante decisamente alterata.

Ieri stavo tentando di arrivare in aeroporto per tornare finalmente a casa.
Sentivo le mani che tremavano, mentre guidavo.
Abbiamo rischiato un tamponamento a catena, in galleria. Il mio cuore non riusciva a rallentare.

Mi chiedo, ultimamente, se ne valga la pena.
Ho paura. Della mia stanchezza. Degli altri.

Forse dovrei iniziare a pensare di fermarmi.
Questo lavoro mi sta facendo perdere il controllo sulla mia vita.
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martedì, 08 settembre 2009

Lo hai detto con uno sguardo cosi' dolce.
Che ti piace andare in bagno dopo di me, la sera. Perche' ti piace trovare tracce di dentifricio nel lavandino.
Perche' ti piace la certezza che io sia passata da li' prima di te. E ti piace poterle togliere, le tracce, per fare anche solo qualcosa di piccolo per me.

Ufficializziamo. Che poi non cambia niente ma cambia tutto. Lo facevamo gia' prima. Ma ora viviamo insieme. Ufficialmente.

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giovedì, 03 settembre 2009
Prima o poi troverai qualcuno che ti sposi.
Anche contro la tua volonta'.
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